Dopo il successo alla Quarta Circoscrizione del Comune di Udine, Giuseppina Romeo si trasferisce al Marinoni nel mese di maggio con le sue rogge che sono espressione del suo sentire la città di Udine.
Le rogge un tempo numerose sono state ora coperte, è l’insolita denuncia di Giuseppina Romeo.
L’acqua è una risorsa, perché dunque perderla, si chiede la Romeo, con quadri in cui emergono le sue doti di disegnatrice e la sua diligenza nel comporre e nel sottolineare la vita con il colore.
Composizioni in cui domina l’azzurro proprio in virtù di quella ricerca dell’acqua che non c’è, perché è stata coperta, talvolta per fare spazio a parcheggi (l’auto o comunque per stravolgere quel volto buono e antico della città) – non sappiamo più ritrovare.
E la città di Udine offre scorci intensi di poesia quando l’acqua riaffiora, magari anche davanti a noi distratti abitanti di un centro che ci ha abituato a rivoluzionarie ristrutturazioni, talvolta anche disumane o comunque che sempre più smarriscono la dimensione borghese un po’ provinciale, ma tanto “veneziana”.
In questo senso Giuseppina Romeo ha di che rammaricarsi, perché proprio in quanto veneziana trapiantata in Friuli in questa città aveva ritrovato scorci della sua che ora spariscono giorno per giorno; le rogge sono tra questi scorci svaniti, smarriti.
Con un velo di nostalgia dunque la proposta della Romeo ci riporta tra canali e azzurri d’altri tempi, con una venatura un po’ espressionista perché l’accensione cromatica si illumina di rossi e di gialli oltre che riflettersi in celesti smarriti
La città poi viene ripresa con amorevole attenzione e riconoscere in essa tratti di strada a tutti noti non è poi cosí difficile.
Maggio 2006 Vito Sutto |