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Pittura » Pittori A - L » Walter Bassi  

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sabato 8 gennaio 2011
Da un commento critico del prof. Vito Sutto
By host @ 12.58 :: 325 Views :: 0 Comments :: Article Rating
 
I disegni di Walter Bassi provengono dalla sua professione e sono espressione, a loro volta, di un sentire fantasticamente e simbolicamente il mondo che ci circonda.
Siamo di fronte, con questa produzione, ad una sorta di rilettura delle città, che appaiono in tutta la improbabile certezza che la memoria non raccoglie ma la fantasia sprigiona.
Un mondo di carta e di pensiero dunque con una sostanziale affermazione di fondo: la città spersonifica l'individuo, in essa l'uomo si smarrisce e non si ritrova, le strutture urbane e le infrastrutture sono un non senso, un labirinto kafkiano nel quale smarrirsi è all'ordine del giorno.
Per l'uomo dunque gli spazi si sono ridotti e la sommatoria delle case e delle strade risulta essere una grande addizione edilizia.
Come sfuggire a questa logica del costruire?  Forse appunto con la fantasia catartica, con l'immaginazione purificatrice, per poter scappare da ogni logica di selezione.
Le città di Bassi talvolta sembrano essere divise tra loro da un ponte, una sorta di collegamento non sempre possibile tra la realtà e il sogno, tra l'oggettivo e il fantastico.
Questi disegni infatti vivono nella superfice dell'oggettivo-fantastico, perché la disumanizzazione nelle città è pur un' osservazione razionale, ma la ricostruzione di questo post-razionale appare improbabile e romantica.
Bassi è comunque confortato da un disegno la cui padronanza osserviamo sulla carta e la cui professionalità conosciamo: i colori sono tenui e mai invasivi, quasi tavole da illustratore.
Ci permettiamo di sollecitare all'autore anche questa strada. La letteratura per l'infanzia necessita di pensieri come questo, con questa ipotesi costruttiva che nasconde anche simbologie relative al benessere del mondo e all'arroccarsi degli uomini su posizioni di alto stallo.
Una sorta di denuncia delle superbia, o quanto meno una nota di rammarico per l'individualismo che ci circonda e non ha freni ne limiti.
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