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giovedì 3 agosto 2006
I mille volti di Cres
By portalhost @ 11.45 :: 173 Views :: 0 Comments :: Article Rating
 
Tra qualche mese compirà settant'anni, ma già nel '90, dopo una vita passata "con le mani negli acidi", ha chiuso il suo laboratorio, la "Photo Gallery Cres" di via Vittorio Veneto. Dove sviluppava, stampava, esponeva e discuteva con un piccolo "cenacolo" di amici. Parliamo, naturalmente, del fotografo Mario Cres. Vicentino di nascita, approdato a Udine nel '53 e qui rimasto, avendo trovato due persone che lo hanno legato indissolubilmente alla nostra città: la moglie, udinese, e un maestro come il grande fotografo Silvio Maria Buiatti. Ha chiuso lo studio perché il lavoro e il contatto con il pubblico diventavano gravosi, ma continua a fare "flou" e mostre (nel 1952 il Fotocineclub di Lignano gli ha dedicato una accurata antologica), riordinando, nella sua bella casa-museo di via Rauscedo, la sua galleria di ritratti e di paesaggi. E, ovviamente, di ricordi.
Gli anni '50 a Udine, il fervore della rinascita artistica e culturale del dopoguerra. Cres allestì il primo laboratorio in borgo San Lazzaro, proprio accanto al negozio di frutta e verdura di "siore Virginie" Basaldella e ovviamente conobbe i suoi figli Afro, Dino e Mirko, ai quali Buiatti (che lavorava nella vicina via De Ciani) aveva dedicato ritratti da antologia ("ma erano piuttosto restii a mettersi davanti all'obiettivo",  ricorda Mario Cres).
Comunque, se non riuscì a riprendere i Basaldella, la sua vetrina di personaggi allinea attori come Cervi, Ninchi, Nazzari, Santuccio e Mario Carotenuto, unico superstite, del quale è rimasto buon amico. E un musicista come La Rosa Parodi e artisti come Toso e Budicin. Grande ammiratore di Venezia (i cui paesaggi alterna con quelli del Friuli) e del teatro goldoniano. Cres ebbe un ottimo rapporto anche con Cesco Baseggio. Molti attori li conobbe a Roma quando, nel '43, fu chiamato alle armi e scelse, opportunamente, il Genio fotografi. Nel dopoguerra incontrerà a Udine Lajos Markos, ritrattista col pennello (posarono per lui Jon Wayne e i Kennedy) e la sua moglie friulana; poi andò a trovarlo due volte in America e arricchì le sue esperienze con una mostra a Huston.
Tra i volti fermati dall'obiettivo di Mario Cres non si può non citare quello, forte e sereno, di un giovane padre Turoldo. E quello, già stanco e con alla bocca una piega d'amarezza, del suo maestro Buiatti, al quale è stato vicino negli ultimi anni, quelli della casa di ricovero, dove l'illustre fotografo si spense, quasi dimenticato, nel 1981. Nell'89 è uscito un bel volumetto di Tito Maniacco e Gianfranco Ellero, ma Buiatti, "fotografo della Casa reale e premiato alle esposizioni di Londra e Parigi - propone Cres - meriterebbe che Udine lo onorasse con una grande mostra!"
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