Tutto sommato, ho sempre il timore o quasi una paura nello scrivere d’arte per un amico artista.
Per il dovere dell’amicizia, sono anche un po’ spaurito ma fermo e senza eccezione nell’istituire la sua personale lettura artistica decifrata nel complicato e convulso brulichio dell’arte di oggi.
Di Giulio Menossi conosco bene la passione artistica, le sue opere, la professionalità innata e invidiata agli occhi del mondo, so come opera, come taglia le tesserine dando un ritmo di sapiente precisione e leggerezza, come se con la martellina dolcemente spaccasse sul cuneo chicchi d’uva senza farne uscire il succo.
Questa paziente arte musiva d’origini antichissime per Giulio è un dono innato che nasce dalla sua espressione di pensiero, di luminosità e di forma.
Nella sensibilità del proprio lavoro si distingue perché trasmette contemporaneamente realtà e irrealtà, fantasia e unicità, momenti e sensazioni di vita, di luce e di colore.
Nel parlare rasenta la dolcezza, nulla di più affettuoso, ma è talmente bravo e consapevole da ristabilire, di colpo, un’autorità.
Meticoloso preparatore della sua attività, ha sempre avuto in testa una specie di decalogo.
Al primo comma è il non distrarsi, restare concentrato, e lavorare molto in quest’attività che va ad ondate alterne.
Quando sta seduto e impegnato accanto al grosso e martoriato ceppo non batte ciglio, non emana gran forza fisica, ma con una sorprendente concentrazione fa resuscitare con i colorati pezzetti vetrosi una popolazione di torturati ritratti e plastiche figurazioni.
La sua lotta è artistica, ma fisiologicamente legata a quella artigianale.
L’affascinante sua pittura realizzata con vetri, pietre, ciottoli, o con qualsiasi materia dura e con varie inclinazioni di taglio per meglio riflettere la luce come nell’arte bizantina, per lui non è mai solamente un processo tecnico ma è un’espressione artistica tutta sua.
Le opere di mosaico dinamico non sono solo la traduzione di pittura o scultura colta dai principi artistici del futurismo o di quell’esemplificazione.
Le parabole ondulate e gli elementi portati in primo piano donano un ritmo vorticoso alla composizione, determinandone drammaticità e senso della fuga, elargendo un dinamismo ansioso, quasi febbrile.
Le rette invece sembrano tagliate di netto, fermano la realtà dello spazio e del tempo, esprimono l’illusorietà dei valori ai quali noi tutti diamo tradizionalmente il carattere della consistenza.
Quella di Giulio Menossi è una festa di colori, è e sarà una storia d’amore con l’arte, una tenerezza che gli durerà tutta la vita.
Sergio Colussa (Gallerista e critico d’arte)